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Ma che colpa abbiamo noi? (29 Maggio 2012)”
di Cinzia Manfredi

Bando ai preamboli. Presentata a Torino la nuova stagione del Teatro Stabile: una previsione di 65 recite in meno per la stagione 2012-2013, per far fronte ai tagli; mancano un milione e 200mila euro rispetto al passato. Vittima eccellente, “Prospettiva”, la sezione dedicata alla nuova creatività internazionale diretta dal regista Fabrizio Arcuri (da noi intervistato nei mesi scorsi, potete risentirlo nel nostro archivio).
Ci spostiamo in provincia: cala il sipario sul Teatro Garybaldi di Settimo, dove hanno mosso i primi passi artisti del calibro di Marco Paolini, Laura Curino e Gabriele Vacis, per intenderci. L’ultimo spettacolo, dedicato alla poesia, è il risultato di un laboratorio promosso dall’Associazione culturale Due fiumi – Poesia Vagabonda, diretta da Enrico Lazzarin, su un’idea della poetessa Angela Donna e condotto da Mariella Fabbris con Anastasia Calzolaro e gli insegnanti dei ragazzi dell’Istituto Tecnico e Liceo Scientifico “VIII marzo” e dell’Istituto Professionale e Tecnico Galileo Ferraris, autori di un quaderno poetico e protagonisti sul palco, a rendere ancora più triste l’addio.
Proseguiamo verso Est; l’aria non cambia: Il Teatro Verdi di Trieste, da tempo in profonda crisi, dal 23 giugno (ultima replica de 'La vedova allegra') al prossimo autunno non prevede alcuna attività. Si interrompe così una lunga tradizione di spettacoli estivi, compreso il Festival dell'Operetta. Tutto il rammarico del caso, nelle parole di Antonio Calenda, direttore del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: "il Festival dell'Operetta, tutti i festival e i teatri di Trieste sono un patrimonio culturale che andrebbe tutelato e garantito: senza queste realtà, Trieste perde un pezzo della sua identità".
Torniamo in Piemonte; parliamo di musica, settore più popolare del teatro… Su quattro notizie, almeno una con il lieto fine ci vuole… Traffic, l’unico megafestival di musica rock gratuito in Italia, ha rischiato di saltare: regione e Comune di Torino si sono scontrati sui tagli, ma alla fine la infestazione ci sarà, e si terrà dal 7 al 9 giugno. Non si sa ancora con precisione quale sarà la cifra destinata all’iniziativa dalla Regione, dato che manca ancora la ripartizione per capitoli del budget complessivo, ma per ora ci accontentiamo  di questo orgoglioso grido di resistenza…
Ci sfugge invece il motivo per cui a saltare non sia mai chi boicotta, per un motivo o per l’altro, tutto ciò che è cultura, arte e spettacolo.
Ci liberiamo dopo un ventennio (vi ricorda qualcosa, questo termine?) di un governo che ha fatto della subcultura la sua bandiera, arriva un bravo signore che ci promette mari e … Monti e scopriamo che gli unici contenti sono i suoi amici delle banche, perché noi - che vorremmo dignitosamente vivere da artisti senza barcamenarci tra mille difficoltà – non solo non riceviamo nessun aiuto, ma siamo le prime vittime dei tagli.
Non fa un plissé: viviamo in una nazione che ha la sua più grande ricchezza nel patrimonio artistico e nella creatività? Ma la cultura non si mangia, l’arte può essere immolata sull’altare di non si capisce quale ricostruzione; a teatri, cinema e quant’altro ci penseremo quando avremo risolto tutto il resto.
E no. Vogliamo sapere perché chi ha trascinato l’Italia nel baratro non sta pagando nulla. Vogliamo sapere perché i tagli si fanno sempre nei settori che potrebbero trainare questo paese di geniali furfanti verso il benessere vero, quello che non si costruisce su clientelismi e corruzione, distruggendo sogni e speranze, devastando le giuste aspettative di tanti giovani senza un papà abbastanza importante.
Per chi ha accumulato ricchezze sporche del nostro sudore e del nostro sangue, è ora che arrivi la resa dei conti.
E non è l’ennesimo lamento, ma il grido disperato di chi vuole smantellare questo sistema, facendo sistema. 

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