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Comunicati stampa e News

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14/15/16 giugno, Murazzi Student Zone Se il vento soffia la girandola si muove, se la girandola si muove produce altro vento.
Torino diventa laboratorio di spazi culturali indipendenti italiani perché è tempo di idee, di incontri, di esserci ARTCAMP Torino 2012 è un laboratorio nazionale pensato per scattare un'istantanea sulla situazione nella quale si impegnano gli spazi, le realtà, le associazioni e le compagnie indipendenti giovanili che producono cultura in Italia, e per favorire una condivisione di idee, buone pratiche e nuovi network.
Durante i due mesi di Torino Young City e all'interno del Torino Performing Festival, ARTCAMP rappresenterà un'occasione per tutti per incontrare persone, enti e associazioni impegnate in campo artistico, culturale, sociale e di poter decidere in che modo discutere e confrontarsi.
La modalità sarà quella del Barcamp: una non-conferenza prima virtuale (attraverso il Blog artcamptorino.wordpress.com) e poi reale in cui persone singole e associazioni potranno contribuire attraverso spunti, idee, provocazioni e proposte.
Lo scambio sarà fluido, veloce ed efficacie e crescerà intorno a 4 temi:
1) sostenibilità e produzioni culturali
2) formazione e scambio di competenze
3) nuove professioni, nuove idee e nuove strade
4) sostenibilità ambientale, creatività e stili di vita
Sono 4 tematiche intorno alle quali ruotano e si sviluppano le attività e i progetti degli spazi creativi italiani e a partire da qui crescerà l'ARTCAMP Torino 2012.
Lo spazio Murazzi Student Zone diventerà una vera e propria agorà: una piazza viva, un mercato di idee!
Abbiamo chiamato a raccolta, in quanto portatori di innovazione e buone pratiche, 20 realtà indipendenti di produzione culturale provenienti da tutta Italia (gestori di spazi pubblici e privati, teatri occupati, progetti e spazi artistici e di sosteniblità ambientale, compagnie teatrali ecc.).
Tutto intorno, tutti coloro che vorranno esserci: singoli cittadini, spazi di cultura, associazioni e gruppi che avranno voglia di dare il proprio contributo.
Sono previsti 2 tavoli al giorno (14 e 15 giugno) attraverso i quali si svilupperanno 4 confronti sulle 4 tematiche.
Lo schema sarà il medesimo per entrambe le giornate: dalle 14 alle 16 il primo tavolo, dalle 16.15 alle 18.15 il secondo tavolo.
I tempi saranno dettati da un moderatore e ciascun tavolo vedrà la presenza di un interlocutore autorevole (a volte di “peso” istituzionale, a volte legato al mondo della produzione culturale) presente in ARTCAMP per ascoltare, contribuire e trarre indicazioni utili.
Questo sarà lo spirito: un'occasione per tutti di partecipare con la voce, con l'udito e con le idee.
Ogni giorno, al termine degli incontri, dopo un aperitivo a tema sulla line delle tematiche appena trattate, alcuni degli spazi ospitati porteranno un evento che racconterà cosa e come lavorano nelle loro città.
L'ultima sera tutti potranno portare sul palco, durante l'evento Ha da passà a' nuttata un’ idea per vivere un'esperienza di democrazia creativa che potrebbe portarvi a vincere come premio uno start up dell'ammontare di 3.000 euro!

 

 

NON NE AVREMMO MAI VOLUTO PARLARE,
ma forse e’ meglio non smettere di parlarne

Normalmente non ci occupiamo di cronaca, ma a distanza di giorni i fatti di Brindisi ci fanno ancora male.
Avevamo riletto più volte la lettera pubblicata nell’editoriale dei Lettori del quotidiano “La Stampa” il 27 aprile 2012, che avevamo proposto insieme ad altri articoli nello scorso numero del nostro web magazine: la bella storia di una ragazza che è riuscita a battere la camorra con la forza dell’arte (“Arte batte camorra”).
Poi quell’attentato vile, qualunque sia il movente: una ragazza morta andando a scuola, nel luogo in cui avrebbe dovuto trovarsi al sicuro in una terra dove la sicurezza, per strada, non sempre esiste.
L’ondata di indignazione che la morte di Melissa Bassi ha provocato è stata forte, e questa reazione, nella tragedia, è un piccolo segnale di speranza.
Ci è capitata sotto gli occhi un’altra lettera a cui diamo spazio, pubblicata il 22 maggio 2012, sempre nell’editoriale dei Lettori de “La Stampa”.

“Giù le mani dai ragazzi”

L'orrore di Brindisi ha scatenato un'indignazione civile di cui sembrava non fossimo più capaci. I ragazzi non si toccano, e nemmeno la scuola, che li farà cittadini per bene

La vicenda orribile di Brindisi, indipendentemente dagli esiti investigativi che ne conseguiranno, è andata a colpire uno dei pochi nervi scoperti che ancora producano lacerante sofferenza, in questo nostro tempo anestetizzato dall’accettazione colpevole di ogni iniquità. A riprova di ciò, manifestazioni di aperta indignazione si sono susseguiti spontanei in tutta Italia. Quando si toccano i ragazzi, se Dio vuole, si scatena ancora la sana ribellione e il disgusto dei quali pareva si fosse persa traccia. I ragazzi non si toccano.

I nostri ragazzi, coloro che rappresentano il futuro della nostra nazione, non vanno toccati. E non va toccata la scuola, che li accoglie con amore e professionalità e li aiuta a diventare uomini e cittadini per bene. La scuola può soffrire, e soffre, di tante inefficienze e ritardi, non sempre e non solo dovuti a chi vi opera ogni giorno con tenacia e abnegazione, nonostante tutto; ma è, la scuola, il luogo reale e metaforico del quale nessun Paese civile può fare a meno. Dunque, nessuno pensi di poter fare della scuola un obiettivo sul quale sfogare le proprie frustrazioni paranoidi, né un simbolo strategico da colpire vigliaccamente in un ipotetico braccio di ferro con le istituzioni.

Disse il magistrato Caponnetto, all’indomani della strage di Capaci, che la mafia teme più la scuola che non i carabinieri. Perché a scuola ci si affatica, si soffre, ci si arrabbia, ma ci si affina umanamente e si impara a comprendere le ragioni degli altri. La scuola è una palestra di idee ed è un allenamento alla libertà dello spirito: deve formare cittadini, non sudditi. Questa, è la scuola del nostro Paese. E nessuno si illuda di conculcarne la forza, poiché chi vi opera quotidianamente dispone dei mezzi intellettivi e dell’energia morale necessari e sufficienti per difenderla sempre, e da chiunque ne perseguisse l’umiliazione.

Maria Antonietta Panizza, docente di lettere, IIS Einaudi, Alba (Cn)

Poi ci sono le parole scritte da una compagna di Melissa in una lettera letta nell’aula bunker di Palermo; una frase su tutte: ''Saremo la tua voce per non farti dimenticare mai''.
E c’è la voce di un'altra compagna della ragazza uccisa davanti all’istituto “Morvillo – Falcone”:  “'La speranza non muore mai, soprattutto se accompagnata da un coraggio forte, non come il nostro, ma come quello che ha avuto Melissa che e' andata incontro alla sua fine con quel sorriso addormentato che la mattina accompagna tutti gli studenti d'Italia”.
Erano in 20 mila, a Palermo, i ragazzi provenienti da ogni parte del Paese, a ricordare Melissa, a manifestare contro le mafie, a ricordare a noi adulti che ci sono ancora giovani in grado di scendere in piazza.
Noi solitamente ci auguriamo che non manchi la forza di combattere quando parliamo di arte, musica e spettacolo; un fatto così grave ci porta a mettere in secondo piano la nostra pur difficile quotidianità e a riflessioni più  dolorose, ma forse rivelatrici della coscienza che si sta risvegliando in molti.
Qualunque sia la speranza o il sogno per cui si leva anche una sola voce, quella voce non deve essere spenta.

 

 

 

 

 

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